Chiesa Santa Maria Maggiore
XIII / XIV secolo
 

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E’ la chiesa parrocchiale di Maratea Centro Storico dal 1434 anno in cui si emancipa dalla giurisdizione ecclesiastica di San Biagio al Castello e, per questo, viene chiamata “Chiesa Madre”. E' costruita su un nucleo originario risalente al XIII-XIV secolo, che ha subito nel tempo numerosi interventi di modifiche e ampliamenti, conferendogli l’aspetto attuale. Il più importante fu ottenuto unificando in una unica costruzione una torre, trasformata in presbiterio, e l’adiacente cappella di S.Maria, divenuta così l’unica navata che caratterizza tuttora l’edificio. La lapide marmorea posta vicino al fonte battesimale, sembrerebbe attribuire questi lavori a Mercurio Greco agli inizi del ‘500.

Nel ‘700 la Chiesa subì altre trasformazioni: all’ originaria facciata interna fu sovrapposta una nuova parete, relizzata secondo i canoni dello stile barocco, che ancora la caratterizzano. Inoltre, vennero nascoste le capriate in legno in favore di un soffitto piano che, all’inizio del ‘900, fu decorato con un disegno a finti cassettoni al centro del quale si trova l’immagine della Madonna in Cielo, firmata dal pittore Lanziani di Lauria. Nel 1978, durante ulteriori lavori di restauro, qualche metro sotto l’attuale quota del pavimento sono state rinvenute tracce molto evidenti di una piccola chiesa a navata unica, con un altare centrale, nonché un rudere della volta del catino, con alcuni frammenti di affresco.

Questo piccolo tempio è testimone delle dinamiche che hanno portato all’insediamento nell’attuale centro storico della popolazione ubicata inizialmente sul monte San Biagio. In seguito ai due terremoti, del 1831, che causò il crollo del campanile e quello del 1857, ulteriori interventi di restauro e consolidamento vengono portati a termine tra il 1910 e il 1912. La facciata esterna presenta due angeli adoranti incassati nel muro, scolpiti in bassorilievo dalla bottega di Malvito nel cinquecento e la figura affrescata di S. Biagio del XV-XVI sec.

Si nota, inoltre, un arco a sesto acuto in pietra, probabile residuo del portale di un antico e precedente ingresso. All’interno si può ammirare il coro in legno intarsiato composto da un primo pezzo molto antico, forse dell’ultimo ‘400 e un secondo che l’intagliatore lucano Marco De Santis finì di lavorare nel 1729 e una statua in legno policromo raffigurante San Vito del XVII secolo.

Nel presbiterio, in alto, è collocata una statua in alabastro della Madonna degli Angeli del XVI sec, proveniente da Santa Maria Maggiore al Castello. Al centro vi è l’altare maggiore il cui paliotto è realizzato in marmo nero e tarsie di marmi policromi. Di un certo interesse sono anche alcuni altari, posizionati sui lati della navata e realizzati con tarsie di marmi policromi. A destra, sopra il secondo altare è posto una Trinità dipinta su tela di Francesco D’Oliva del 1762, mentre sul terzo altare si trova un olio su tavola con la raffigurazione dell’Immacolata datato 1690 e firmato L. Paciolla. Inoltre sono presenti varie opere del XVIII secolo: il dipinto su tela raffigurante l’Adorazione dei pastori e Santi, la scultura in legno dipinto raffigurante l’Ecce Homo e la scultura in legno intagliato e dipinto raffigurante San Michele Arcangelo. Infine, l’organo, posto sulla cantoria, datato 1866 e firmato Domenico Petrillo in Napoli.