Chiesa di Sant'Anna
XIV secolo
 

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Questa chiesa, ubicata nel rione casaletto, secondo Carmine Jannini è la più antica chiesa di Maratea Inferiore dopo quella di San Vito. In origine, questa chiesetta votata a Sant’Anna Benedetta, era una piccolissima cappella che andò in rovina e rimase senza tetto e senza porta per decine di anni.

Sul Manoscritto del Sac. Biagio Antonio Iannini si racconta che due sorelle monache salesiane di S. Chirico Raparo, che stavano nel Monastero del Rosario, fecero, una notte, entrambe lo stesso sogno: parlarono con la Santa Benedetta che manifestò loro il desiderio che il suo culto fosse ripreso tra i cittadini di Maratea poiché Lei li amava immensamente e impose loro di affacciarsi dalle grate della finestra l’indomani, fermare la prima persona che transitava per il piano del parlatorio e comunicarle i suoi desideri.

In effetti le due sorelle, il giorno dopo, si misero alla finestra e fermarono un giovane contadino, Giuseppe Ciaciarano, diretto a un podere per la coltura di un terreno. Dopo aver ascoltato il racconto, il contadino decise di raccontare, la domencia successiva, il sogno delle due monache ai propri concittadini, pregandoli di contribuire al rifacimento della Cappella di Sant’Anna Benedetta.

Il popolo di Maratea cominciò a offrirgli larghe elemosine cosicchè Giuseppe, con l’oblazione dei fedeli, mise mano all’opera e in breve tempo la cappella fu restaurata, ampliata procurandole una sacrestia e fornendola di tutte le suppellettili, benedetta e restituita al culto di Sant’Anna. Successivamente, Giuseppe Ciaciarano, vi procurò anche l’organo per le funzioni sacre, con le elemosine raccolte da Napoli fece realizzare la statua di San Gioacchino, vi stabilì dei legati che per incuria sono andati perduti, e ogni anno veniva celebrata la festa di Sant’Anna e San Gioacchino.

Attualmente la Chiesa ospita la suddetta scultura raffigurante San Gioacchino e la Vergine, in legno policromo, opera del XIX secolo di uno scultore meridionale ignoto; la scultura raffigurante Sant’Anna e la Vergine, in legno intagliato e dipinto del XIX secolo, in uno scultore meridionale ignoto; il dipinto raffigurante la Trinità e i Quattro Evangelisti, olio su tela, del 1846 eseguito dal pittore Giuseppe Cicibaro ed infine, un dipinto olio su tela, raffigurante la Sacra Famiglia del pittore L. Fiumarelli risalente al 1862.