Chiesa e Convento
di Sant'Antonio
XVII secolo
 

English

Gallery

Diffusione rapida e vigorosa hanno avuto, dal 1300, in Lucania gli Ordini Mendicanti: gli insediamenti francescani in Basilicata, fino alle soppressioni napoleoniche, sono stati ben 117. Il movimento spirituale,promosso dai Frati Minori Francescani ha favorito notevolmente la formazione del patrimonio religioso,artistico e culturale della regione interessando ogni territorio della Basilicata. Dopo le Grancie di San Benedetto e quelle di San Bernardo, si svilupparono a Maratea, lungo le direttrici esterne del centro storico, una serie di complessi conventuali, tra i quali il Convento di S.Antonio dei Cappuccini. Questo fu edificato intorno al 1615 a spese dei coniugi Del Pino e Pace, fondatori anche del Convento delle Salesiane e delle Donne Monache.

Aperto nel 1935, fu tenuto dai frati Cappuccini, i quali vivevano di pure elemosine e non di rendite,fino al 1866 e subì un saccheggio in occasione dell'attacco al Forte di Maratea Superiore. Agli inizi del Novecento fu sede del Convitto Lucano, in seguito ha portato la denominazione di Orfanotrofio del Sacro Cuore.

Il Convento fu saccheggiato in occasione dell'attacco al Forte di Maratea superiore.

Il Pacicchelli nella “Storia del reame di Napoli” lo definisce come “il più bel Convento della provincia per postura amena e non per grandezza”.

Il Convento presenta le caratteristiche tipiche dei Conventi Cappuccini: Chiesa molto semplice a due piccole navate separate da archi a tutto sesto con soffitto a botte, corridoi bassi e stretti, celle anguste e piccolo chiostro con pozzetto.

All’edificio è incorporata la coeva chiesetta, intitolata a S. Antonio Abate, il cui ingresso è nell’angolo formato dalla due facciate visibili del convento. La chiesa, che presenta tutte le caratteristiche delle costruzioni realizzate per ordine dei cappuccini e cioè estrema semplicità e rigore formale, è composta da due piccole navate, di cui quella centrale è la più grande, separate tra loro da archi a tutto sesto. Il soffitto è realizzato a botte con crociere riquadrate da cornici a stucco. Sulle pareti laterali delle due navate sono disposti piccoli altari e nicchie vetrate con modanature contenenti statue, tra le quali si segnala quella lignea di S. Rocco, risalente all’inizio dell’800, che si trova sul secondo altare della parete sinistra. Ma molto interessante artisticamente è il complesso dell’altare maggiore, rivestito di marmo nero levigato e con un bel tabernacolo. Di interesse superiore è il polittico che la sovrasta, della prima metà del ’600, di ignoto autore. Sulla tavola centrale vi è raffigurato Antonio in espressione ieratica, questa è separata dalle più piccole tavole laterali, incorniciate da pregevoli intarsi, mediante due lesene aggettanti e riccamente lavorate. Il tutto, l’altare e il polittico, ha un aspetto unitario e, possedendo una notevole sobrietà, diventa una testimonianza artistica e storica non comune.

Attualmente il Convento è sede degli uffici del Centro Operativo della Soprintendenza per le Belle Arti e Paesaggio della Basilicata.