Chiesa e Convento di
San Francesco di Paolo
XVII secolo
 

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La Chiesa di San Francesco e l'annesso convento furono edificati lungo la direttrice esterna del centro storico che scende verso il mare. Il complesso religioso, originariamente intitolato a San Leonardo e successivamente dedicato a San Francesco di Paola, fu costruito probabilmente agli inizi del '600 e nel '700 subì una radicale trasformazione. L'edificio conventuale, tenuto dai padri paoletti, fu soppresso con real decreto del 7 Agosto 1808; in seguito fu sede dell'ospedale civile di Maratea. Attualmente ospita l'Istituto Statale d'Istruzione Superiore

La Chiesa è costituita da un'unica, ampia navata rettangolare che si conclude con un sontuoso altare marmoreo antistante la parete di fronte, priva di cavità absidale e ricca di stucchi di stile tardo barocco, eseguiti presumibilmente verso la fine del XVIII sec. da valide maestranze locali. La facciata principale esterna, recentemente restaurata, è caratterizzata da un ampio ed elegante portale in pietra calcarea locale con decorazioni a bassorilievo di festoni e cherubini alati, opera di discreta fattura di un ignoto scalpellino locale.

Nell’interno si collocano due sculture raffiguranti leoni in pietra calcarea del XVI-XVII secolo di ignoto lapicida lucano. Nel presbiterio, sulla parete di fondo a sinistra, è ubicata una scultura raffigurante S. Biagio Vescovo in legno intagliato e dipinto del ’700, originale per la policromia e iI rilievo delle vesti dipinte in oro, opera di ignoto scultore lucano. Nella parete centrale del presbiterio è collocato, sull’altare, in una fastosa cornice di stucco, un dipinto su tela settecentesco di discreta fattura rappresentante la Pietà nella tradizionale iconografia con la Madonna in alto che sostiene il corpo del Cristo morto, verso il quale volgono lo sguardo San Francesco di Paola, San Biagio Vescovo e San Filippo Neri, rappresentati nella parte inferiore. Le pareti laterali, ricoperte di stucchi e nicchie, sono caratterizzate da sei altari simmetrici (tre per lato) inseriti in solenni arcate a tutto sesto, al di sopra di ciascuna delle quali un vasto finestrone illumina profusamente la navata. A questa abbondanza di stucchi fa malinconicamente contrasto la desolazione del soffitto, recentemente realizzato con un solaio in putrelle di ferro e laterizi e privo di qualsiasi elemento decorativo. Dietro l'altare maggiore, in corrispondenza e al di sotto delle statue lignee citate, due porte danno accesso alla sacrestia, ricavata in un seminterrato dell'adiacente ex Convento dei Paolotti da cui si può accedere, tramite una scala a chiocciola, a una botola nel soffitto che porta al campanile recentemente restaurato.

Di discreto valore artistico sono i dipinti del XVIII secolo raffiguranti la Madonna del Carmine, S. Marco Evangelista, firmati nel 1780 da Giacinto Guglielmetti, una scultura raffigurante S. Antonio di Padova in legno dipinto del XVIII secolo e una scultura raffigurante S. Francesco di Paola in legno dipinto di ignoto scultore lucano del XVIII secolo.