Cappella di Santa Maria delle Grazie
VI secolo
 

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Dalla documentazione disponibile non è possibile datare la chiesa prima del ‘600, ma l’ubicazione e l’analisi formale rimandano a origini molto più lontane. La costruzione, a navata unica, con tetto a due falde in coppi e una capriata in legno, ha un unico altare sormontato da una nicchia che conserva la statua della Madonna delle Grazie, posizionata agli inizi del ‘900 nella Chiesa Madre a seguito del crollo del tetto. Dai verbali delle Visite pastorali della metà del ‘600, si apprende che la chiesa fosse impreziosita da un affresco raffigurante la Beata Vergine Maria.

Il simulacro della Vergine raffigurante la Madonna con in braccio il Bambino, in legno a tutto tondo, è di fattura barocca locale. Nel recente restauro, curato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata, è stata rinvenuta sulla parete a monte, una porta murata che costituiva un secondo accesso e il contrafforte absidale mette in evidenza l’eleganza essenziale della costruzione, in modo particolare in facciata, in cui linee di coccio delineano l’arco di ingresso ed una semplice trabeazione. L’ubicazione della chiesa, nel bosco dei Carpini sulla via degli eremi della “Eparchia del Mercurion” induce a pensare che ne abbia fatto perte visto anche il collegamento con la chiesa di San Vito e la Madonna degli Ulivi che si collocano sulla via basiliana. Il culto della Madonna delle Grazie risale al Concilio di Nicea del 325, ma si diffonde in Italia meridionale e, quindi, a Maratea nel VI sec. con i monaci basiliani.